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Umberto
Bossi nasce a Cassano Magnago (Va) il 19 settembre 1941. Sposato con Emanuela e
padre di 4 figli, dà il via alla sua carriera politica alla fine degli anni '70
grazie all'incontro, avvenuto all'università di Pavia, con Bruno Salvadori,
leader storico dell'Union Valdotaine che lo avvicina ai temi dell'autonomismo.
Sul piano dei tanto chiacchierati studi del leader padano (un tormentone che
spesso occupa le pagine dei giornali), i dati ufficiali riportano che alle
superiori ha frequentato il liceo scientifico e che in seguito abbia intrapreso
studi di medicina abbandonati prima della laurea.
Per la precisione il sito Internet del Governo riporta, come qualifica
"specializzato in elettronica applicata alla medicina".
Sempre il sito del Governo italiano informa, nella biografia dedicata
all'onorevole, che Bossi "nel 1979 entra in contatto con il mondo autonomista
dei popoli alpini e ne diventa l'alfiere nelle regioni padane". In seguito, agli
inizi degli anni '80, insieme a Giuseppe Leoni e Roberto Maroni, fonda la Lega
Lombarda, di cui Bossi viene nominato Segretario. Da quel momento inizia un
lungo periodo dedicato alla più fervente politica attiva costellata di comizi,
riunioni e programmi, e caratterizzata da un'indefessa opera di proselitismo
alla causa autonomista. Con lavoro paziente e tenace, i convinti padani riescono
a raccogliere intorno a sé un nutrito consenso, concretizzatosi soprattutto
nelle elezioni dell'87, l'anno della svolta. Infatti, racimolati un bel numero
di voti, affluiti ovviamente dalla regioni del Nord, Bossi e i suoi sodali
riescono finalmente a varcare la soglia del Parlamento. Umberto Bossi riuscirà
poi, unico leghista, ad entrare in Senato guadagnandosi l'appellativo, tuttora
usato nei suoi confronti, di "Senatur".
Nel 1989 la Lega Lombarda si trasforma in Lega Nord, grazie all'unione del
partito con le leghe delle altre regioni appunto del Nord. Anche in questo caso,
è Bossi il principale ideatore e propulsore di questo allargamento, osteggiato
inizialmente da una vasta frangia dei suoi compagni di partito, ostili ai
cambiamenti e diffidenti verso altre realtà politiche. Grazie alla sua
fondamentale opera di coesione, Bossi è come previsto nominato Segretario
Federale, carica che ricopre anche attualmente. Nello stesso anno viene anche
eletto al Parlamento Europeo. Punto fermo della politica portata avanti dal "Senatur"
è prima di tutto la cosiddetta "devolution", ossia il trasferimento dal Governo
e dall'Amministrazione centrale dello Stato alle Regioni della potestà
legislativa in materie di grande rilevanza sociale e individuale quali la
sicurezza, la salute, il lavoro e lo studio. A cascata, a fianco di questo
progetto, vi è la battaglia contro la burocrazia e il centralismo romano.
Nell'aprile del '90, con la Lega ormai diventata un vero e proprio partito di
massa, Bossi inventa la manifestazione di Pontida che diventerà un appuntamento
fisso del popolo leghista. In mezzo a tutta questa serie importante di
iniziative, quelli sono anche anni che stanno aspettando l'esplosione di
Tangentopoli, un evento epocale che vede Bossi inizialmente plaudente e fra i
suoi più convinti sostenitori dei pool di magistrati intenti ad indagare sui
fenomeni di corruzione. Fra le varie inchieste, viene anche sfiorato Bossi in
persona e la sua Lega, per una questione legata a un finanziamento illecito di
cento milioni, a quanto pare ricevuti dagli allora dirigenti Montedison. Passata
la bufera, è il momento della riscossa.
Dopo sette anni di opposizione al potere politico centrale e a "Roma ladrona",
le elezioni del '92 registrano una vera a propria crescita esponenziale della
Lega, che riesce a portare a Roma ben ottanta parlamentari. In quel frangente,
fra l'altro, Bossi accetta per la prima volta di entrare personalmente
nell'esecutivo (grazie al primo governo Berlusconi), e quindi di insediarsi
nell'odiato potere "romano". Ad ogni modo, la passione federalista del "Senatur"
non si placa di certo, dunque eccolo, nel giugno del '95, concorrere alla
costituzione del Parlamento Padano che si riunisce per la prima volta a Bagnolo
San Vito in provincia di Mantova.
Pochi mesi dopo la Lega provoca la caduta del governo
Berlusconi, una manovra
che passerà alle cronache con l'appellativo di "ribaltone". Ormai fuori
dall'esecutivo e dopo aver provocato un vero e proprio terremoto politico, Bossi
dà vita, nel settembre del '96, alle celebrazioni del "dio Po" (come lo chiama
lui), consistenti in rievocazioni di antichi riti padani e nella raccolta,
tramite ampolla, dell'acqua di quel fiume portata poi con una staffetta fino a
Venezia, allo scopo di essere versata in Laguna a simbolo e testimonianza della
"purezza" del Nord.
In seguito, Bossi e Berlusconi hanno sviluppato nuovamente un'intesa, basata su
consistenti promesse di "devolution" del politico-imprenditore all'agguerrito
federalista. Fatto l'accordo, la Lega, insieme a Forza Italia, consegue
lusinghieri risultati nelle elezioni del 13 maggio 2001. Nuovamente al governo
con Silvio Berlusconi, dunque, viene conferita al "Senatur" la carica di
Ministro per le Riforme Istituzionali.
Nel 2004 si è dimesso dalla carica di ministro e da quella di deputato,
scegliendo di andare a ricoprire il seggio all'Europarlamento di Strasburgo.
Nello stesso anno un ictus cerebrale lo colpisce causando un edema polmonare e
un'anossia al cervello; la riabilitazione lo ha costretto ad una lunga degenza
ospedaliera in Svizzera e ad una convalescenza faticosa e lunga. Di conseguenza
ha dovuto interrompere l'attività politica.
Bossi è tornato sulla scena politica all'inizio del 2005. Nella campagna
elettorale del 2006 torna a intervenire nei comizi e negli incontri pubblici,
per sostenere i candidati leghisti al Parlamento. Viene eletto deputato tuttavia
rifiuta il posto per rimanere al Parlamento europeo.
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