I Casalesi sparano, lo Stato risponde

  Duro colpo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia al clan dei Casalesi. Gli agenti della Squadra Mobile di Caserta, del Servizio Centrale Operativo e del Servizio Centrale Territoriale hanno eseguito 107 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di capi e gregari dell'organizzazione criminale operante non solo in provincia di Caserta e nel basso Lazio, ma anche con collegamenti nazionali e internazionali.
   Dopo il maxi-blitz nel Casertano, il ministro dell'Interno Roberto Maroni sottolinea l'importanza dell'operazione che ha portato alla cattura di diversi nomi di spicco dei clan Bidognetti e Schiavone e all'arresto dei presunti componenti del gruppo di fuoco della strage di Castelvolturno. "Con la maxi operazione condotta nei confronti dei clan della camorra, è stato inferto un colpo durissimo alla criminalità organizzata - ha detto Maroni -. Il segnale che lo Stato è riuscito a dare è che lo Stato c'è, interviene in modo efficace e vuole riprendere il controllo del territorio. E' la prima importante risposta che lo Stato dà alla vera e propria guerra dichiarata dalla camorra contro lo Stato, la società e i cittadini. La pressione continuerà nel tempo finché la guerra alla camorra non sarà vinta". "Stamane mi ha chiamato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per congratularsi per il successo dell'operazione di stanotte. Io ho girato queste lodi a tutte le forze dell'ordine", ha poi aggiunto.

   Nel corso dell'operazione contro il clan dei Casalesi è stato sequestrato un manoscritto a Vincenzo Schiavone, soprannominato 'copertone', uno degli esponenti di spicco della cosca, tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare: dalle indagini su questo che è considerato un 'libro mastro' del clan, gli investigatori della Squadra Mobile di Caserta hanno ricostruito la contabilità dell'organizzazione, ovvero gli stipendi versati mensilmente agli affiliati, alle vedove, agli altri familiari e ai parenti dei detenuti.
   Tra gli elementi che hanno consentito di ricostruire tale contabilità vi sono anche diversi 'pizzini' relativi alle attività commerciali e imprenditoriali sottoposte a estorsione. Gli inquirenti, nel corso della conferenza stampa per illustrare i particolari dell'inchiesta, hanno sottolineato che il solo gruppo Schiavone pagava 'stipendi' per oltre 5 milioni di euro all'anno. Per procurarsi il denaro necessario - hanno spiegato gli investigatori - erano organizzate estorsioni a tappeto.

(Rabuano Roberto)

 

 

Indietro

Home Page